In Italia sono presenti 90 bombe atomiche, 50 ad Aviano e 40 a Ghedi Torre,i media non ne parlano, la politica ha altro a cui pensare.
Tutto questo accade in barba al trattato di non proliferazione nucleare e a 3 referendum abrogativi dell'8-9 novembre 1987 che a nostro dire dovevano sancire la fine del nucleare in Italia.
I tre referendum abrogativi:
@ Abrogazione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare.
@ Abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari.
@ Esclusione della possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero.
Il terzo quesito referendario doveva e dico doveva vietare all'Enel di aquistare centrali nucleari all'estero pagate con fondi pubblici, così non è stato,infatti Enel ha presentato un’offerta preliminare alla Compagnia Elettrica Nazionale bulgara (NEK) per partecipare all'aquisto di una centrale nucleare dell'era sovietica a Belene in qualità di investitore strategico. La centrale nucleare di Belene è uno dei progetti più antiquati e rischiosi in Europa. Il progetto si inserisce infatti in un territorio a rischio sismico nel nord della Bulgaria lungo il Danubio, al confine con la Romania. Già nel 1977 uno tra i peggiori terremoti mai avvenuti nell’Europa dell’Est provocò la morte di circa 120 persone in un raggio di 14 chilometri da Belene. Quindi il cittadino non conta niente in questo paese, siamo meno di niente secondo i nostri cari dipendenti.
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Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) è un trattato internazionale sulle armi nucleari che si basa su tre principi: disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare. Il trattato proibisce agli stati firmatari "non-nucleari" (ovvero che non possiedono armi nucleari) di procurarsi tali armamenti e agli stati "nucleari" di fornirgli tecnologie nucleari belliche.
Inoltre il trasferimento di tecnologie nucleari per scopi pacifici (fortemente incoraggiato dal TNP) deve avvenire sotto il controllo della AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica).
Il trattato fu sottoscritto da USA, Regno Unito e Unione Sovietica il 1° luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970.
Francia e Cina (che possiedono armi nucleari) vi aderirono solo molto tempo dopo mentre la Corea del Nord lo sottoscrisse nel 1985 ma, sospettata di costruire ordigni atomici e rifiutando ispezioni, si ritirò definitivamente dal trattato nel 2001.
Nel 1970 l'arsenale atomico mondiale contava più di 38 000 testate nucleari e, dopo un picco di 69 440 ordigni nucleari toccato nel 1986 a causa della politica di deterrenza reciproca formulata dalla teoria della distruzione mutua assicurata (MAD), ha cominciato a calare raggiungendo l'attuale quota di circa 23 000 testate nucleari.
Dopo la fine della guerra fredda il TNP cominciò a mostrare i suoi limiti: il relativo basso numero di ordigni nucleari è associato a un alto numero di Paesi che oggi si stima siano in grado di produrre la bomba atomica; secondo Mohamed El Baradei, direttore dello AIEA, sono più di 40.
Gli stati firmatari del trattato sono 189, fra cui i cinque Paesi con lo "status" nucleare:
- USA (10 000 testate);
- Federazione Russa (11 000 testate);
- Regno Unito (275 testate);
- Francia (450 testate);
- Cina (550 testate).
Non aderiscono al trattato, ma possiedono testate nucleari:
- Israele (400 testate per un potenza complessiva di 50 megatoni secondo alcune fonti, erano 200 nel 1986 secondo il racconto di Vanunu al «Sunday Times» di Londra; altre stime basate sulla capacità di produzione del reattore di Dimona, ipotizzando che non sia mai stato potenziato dagli anni '70 ad oggi, stimano un numero di testate potenzialmente prodotte tramite il materiale fornito da questo impianto di poco superiore alle 200 nel 2005);
- India (da 60 a 90 testate);
- Pakistan (da 24 a 48 testate);
- Corea del Nord (da 2 a 15 testate).
V2 Day 25 aprile 2008.
Per un futuro senza atomiche.
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